Ciao cara Maria Teresa


Oggi con tutti voi, ultimo tra tutti voi che avete amato MT vorrei anch’io ringraziare e benedire Dio per averla data al nostro cammino, compagna di viaggio silenziosa, fatta discepola dell’umiltà e del silenzio con cui ha vissuto, diceva, l’ultimo miglio di vita. Il suo nome, o Dio, è scritto sul palmo delle tue mani, ma è scritto anche dentro il nostro cuore.
La affidiamo a te.
A te si è affidata spirando, dopo essersi abbandonata a te nella vita; dopo essersi dedicata senza riserve a sorelle e fratelli a cui era negata ogni dignità, nella passione di restituire loro “DIGNITÁ”. Tu hai detto “nessuno può strapparvi alla mie mani”, noi crediamo che ora ha sentito calore, il calore delle mani di Annalena e di quanti l’hanno preceduta, il calore che ha dato in VITA.
Fa che non la pensiamo né oggi né domani tra i morti, ma tra i VIVENTI. Solo chi non ama rimane nella morte, chi ama passa dalla morte alla vita.
14 gennaio 2020 – Don Angelo Casati

Ecco la lettera che Maria Teresa scrisse ai parenti e agli amici dei residenti presso la casa di riposo Nazareth dove lei stessa aveva deciso di trascorrere l’ultimo tratto della sua vita:

Accolgo volentieri il suggerimento di don Piero, di indirizzare questa lettera  ai  familiari e agli amici dei nonni ed in particolare a coloro che per diverse ragioni non riusciamo ad incontrare. Mi presento brevemente.

Sono anch’io anziana, “sazia di giorni” e  di  molte sofferenze  fisiche  e  morali, prima fra disabili piccoli e adulti  in  Africa, dove ho vissuto gli anni più belli della mia giovinezza, come missionaria laica e fisioterapista, poi qui in Italia, soprattutto incontrando giovani che vivono un’esistenza sazia e difficile, priva di un senso del vivere e del morire.

Nella mia ormai lunga vita credo di non aver mai provato una gioia più grande di quella esperimentata quando sono riuscita a donare una goccia di conforto, di sollievo  o di senso a qualcuno. “Essere per gli altri” è stata la mia vocazione di sempre: gli anni, le infermità,  e  la vecchiaia non l’hanno ancora cancellata.

Ritengo un dono, una grazia essere stata accolta  in questo  ultimo tratto di vita, qui, al Nazareth, dove ogni mattina mi sorprende la  gioia  di  avere ancora  un  po’  di  forze, per poter scendere fra i nonni a fare sorridere qualcuno, camminare un po’ con chi ancora può farlo,  ascoltare  i soliti dolori fisici e le eterne attese di chi trova conforto solo a parlarne.

In questo variegato ‘microcosmo’ di nonni che si trovano all’improvviso a vivere una vita altra da quella di prima, che ignorano ormai tutto delle varie vicende del mondo… quasi tutti, più o meno consapevolmente, non cessano di ricordare la loro casa, i loro campi, il loro ambiente familiare, il loro lavoro, i loro affetti di un tempo.

C’è chi cerca, chiama ed attende ancora una moglie o un marito o un figlio o un altro familiare che è già “passato all’altra riva” da molti anni; chi chiede al visitatore se è venuto in auto …così può essere portato a “casa” (che magari non c’è più), chi ti chiama “mamma” o con un altro nome familiare.

Si parla sovente di malattia di Alzheimer e spesso la si confonde  o la  si  assimila  alla demenza senile all’arteriosclerosi cerebrale,  a qualunque  altra  malattia  degenerativa  del  cervello con  perdita  delle funzioni cognitive…ma poi alla fine che cosa importa conoscere esattamente cause, diagnosi…? Importa solo che queste creature sono qui a settanta, ottanta, novanta, cento e più anni…e tutte o quasi tutte sono “silenziosamente” affamate di tenerezza, di attenzioni amorevoli, di benevolenza…a partire da quelle che sembrano autisticamente isolate in un loro mondo lontano, senza alcuna connessione con la realtà, apparentemente incapaci perfino di riconoscere i volti e le voci di un loro caro.

Penso sia umanamente comprensibile chi lascia “parcheggiato” qui un familiare che sa ben custodito, curato, accudito in tutto, al quale non manca nulla, che non ha bisogno d’altro tanto…”non capisce niente!”

E’ vero: qui non gli manca proprio niente, e lui “non capisce niente!” ma ha sempre una fame di tenerezza che non può dire. Possono sembrare parole retoriche ma io continuo ogni giorno a fare imprevedibili scoperte di questa “fame” e quando posso le condivido con familiari e operatori.

Ad esempio, mi riempie il cuore vedere lo spirito di “complicità” con cui una figlia, ogni pomeriggio viene da sua madre che sembra “del tutto fuori” tanto è assente e lontana e le parla sottovoce, quasi agli orecchi, e questa mamma alla voce appena udibile della figlia sta ferma, attenta, come concentrata e sospesa, in attesa di capire altre parole e obbediente al richiamo della figlia mangia senza esitazione la merenda che con filiale, paziente lentezza le viene offerta. Sappiamo così poco del cervello umano che utilizziamo solo in minima parte e mai nessuno potrà dirci se le parole, gli stimoli, i suoni che arrivano all’esterno entrano nel cervello del malato…e non riusciamo quasi mai ad afferrare che cosa quella creatura intenda dirci con i suoi suoni disarticolati, o la litania dei suoi ripetuti balbettii. Mi dico spesso che se anche il cervello è del tutto spento incapace di formulare o afferrare parole, forse è rimasta la memoria del cuore.

Mi resta indelebile il ricordo di uno dei primi giorni qui quando vidi la tenerezza con cui una nonna si teneva abbracciata al petto una bambola e la accarezzava, le parlava e…guai a portargliela via…era ridiventata mamma, come era stata tanti anni prima con quella figlia che ora era venuta a trovarla e che lei sembrava ignorare. Un improvviso risveglio di memoria del cuore?!

Questa intuizione si viene confermando in me ogni giorno…quando per esempio in certi casi di Alzheimer conclamato, un volto perennemente severo e assente si illumina per un frammento di tempo, incontrando gli occhi di una persona nota, amata, o semplicemente di qualcuno che gli ha dato attenzione. Oppure capita che ti trovi all’improvviso la mano di un nonno sopra la tua, come cercasse di trattenere inconsapevolmente un po’ di calore, di accoglienza; oppure ti sorprende l’imprevedibile e ben scandito grido: “Io sono qui!” di uno che mai pronuncia parole sensate, proprio mentre, ignorandolo, stai passando in fretta correndo a fare altro.

Sono solo attimi, è vero, poi ritorna alla situazione abituale di ore ed ore di immobilità, di silenzio, di assenza da tutto di estraneità dal mondo e dalle cose. Una persona cara nel suo ultimo tratto di vita la si può “accompagnare” con un amore che ha il sigillo straordinario della gratuita. Forse durante la vita passata non c’era mai stato un amore così gratuito verso quel padre, quel figlio, quell’amico, c’era sempre una reciprocità, uno scambio, che confortava, incoraggiava, gratificava…Ora è venuto il tempo di un amore totalmente gratuito, dimentico di sé, quello che sa inventare gesti e pensieri che possono sollecitare, risvegliare la “memoria del cuore”. Fosse anche soltanto per pochi attimi!

Non ci sono ricette, non possiamo chiedere di essere istruiti. Anche l’amore totalmente gratuito, come ogni altro amore, è una questione di immaginazione, di inventiva, di sempre diversi e pazienti tentativi e ricominciamenti. Io imparo ogni giorno da alcuni familiari la straordinaria capacità nell’inventare gesti mirati a risvegliare la memoria del cuore, ben sapendo che forse neppure un sorriso verrà loro donato in cambio. C’è chi porta un familiare immobile e inesorabilmente assente, a fare un giro con la carrozzella nel nostro stupendo parco, e si ferma a far “osservare” gli alberi, i fiori, le colombine, la grotta della Madonna….e gli parla come se ascoltasse e capisse; chi perde tempo con un nonno ancora lucido a mostrare foto vecchie e recenti o fa ascoltare attraverso il cellulare, suoni e voci di familiari oppure le sue vecchie canzoni; chi porta in dono un giornale illustrato o una rivista di animali: è incredibile come un giornale messo davanti ad un nonno che si lamenta, a volte lo metta tranquillo a sfogliarlo almeno per un po’; c’è una figlia che ogni giorno fa’ scuola alla mamma fortunatamente ancora lucida e presente facendola leggere e terminare parole e nomi e risposte su testi di asilo o di prima elementare per tenere allenata la memoria indebolita; c’è un delizioso piccolo di due anni e mezzo con un sorriso e occhi di cielo che viene con la sua nonna giovane e  generosissima nell’ora di pranzo. E mentre la nonna imbocca la sua vecchia mamma, il piccolo abbandona il suo pallone e cerca di svegliare la bisnonna spesso accasciata come nel sonno anche mentre mangia e con le manine strofina la faccia e la scuote e le parla (come faceva quando era a casa), e poi scappa a giocare senza preoccuparsi che la bisnonna non dia segni di risveglio. Lui è già appagato di averla vista per pochi minuti e chissà cosa è passato intanto in quel corpo accartocciato su se stesso, o piuttosto nel suo cuore al suono della voce e alle carezze di quel piccolo adorabile. Impossibile descrivere la ventata di vita, di allegria, di risveglio del cuore che regala un bambino quando entra nella nostra casa!

Ma debbo concludere.

Siete voi familiari e amici che potete risvegliare il cuore dei vostri nonni con attenzioni amorevoli, individuali, mirate, voi che conoscete la loro storia, le loro consuetudini, i loro affetti, potete venire incontro alla loro silenziosa fame di tenerezza. Noi sappiamo che di ogni uomo alla fine della vita non resta niente, proprio niente…resta solo l’amore, quello dato e quello ricevuto e resta per l’eternità in Dio che è l’Amore.

La preghiera dell’abbandono di Charles de Foucauld
Padre mio,
io mi abbandono a te,
fa di me ciò che ti piace.
Qualunque cosa tu faccia di me
Ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto.
La tua volontà si compia in me,
in tutte le tue creature.
Non desidero altro, mio Dio.
Affido l’anima mia alle tue mani
Te la dono mio Dio,
con tutto l’amore del mio cuore
perché ti amo,
ed è un bisogno del mio amore
di donarmi
di pormi nelle tue mani senza riserve
con infinita fiducia
perché Tu sei mio Padre

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